GIOCO DI SPECCHI

Quante volte ci è capitato di tornare con la mente a un ricordo e scoprire, solo dopo, che ciò che avevamo visto con assoluta certezza non era esattamente così?
La nostra mente è un continuo gioco di riflessi: prende i pensieri, li rimanda indietro,
li piega, li ingigantisce o li addolcisce, proprio come farebbero due specchi che si guardano
uno dentro l’altro.

Immagina di guardare in uno specchio. Ora immagina un secondo specchio di fronte al primo. La luce rimbalza all’infinito, genera un tunnel di immagini che sembrano vere, eppure non esistono nel mondo reale.
I nostri ricordi funzionano in modo simile: non sono fotografie perfette, immobili e oggettive, ma interpretazioni.
Sono riflessi che cambiano forma ad ogni richiamo, ad ogni emozione, ad ogni pensiero
che si intreccia all’altro.

Quando ricordiamo un evento, non stiamo guardando il passato:
stiamo guardando il riflesso del passato nella nostra consapevolezza attuale.
E spesso a deformare quei riflessi non è la verità, ma l’emozione che gli abbiamo attaccato addosso (la paura, la speranza, la rabbia, la nostalgia).
È come se lo specchio cambiasse leggermente inclinazione, riflettendo un’immagine che sembra reale, ma che in realtà è soltanto una versione amplificata di ciò che è stato.

Quando accettiamo che la Mente possa ingannarci (e ci concediamo lo spazio per osservare senza giudicare) scopriamo che molti dei “fantasmi” che ci perseguitano non sono altro che echi deformati di eventi lontani.
Ecco allora che il gioco di specchi si dissolve, lasciando spazio alla chiarezza,
perché non tutto ciò che la Mente
riflette è reale:
a volte basta fermarsi perché l’immagine torni limpida.

Non vediamo le cose come sono, le vediamo come siamo
— Anais Nin
Avanti
Avanti

Il prestigiatore